CAPITOLO QUINTO

La comunicazione verbale



Introduzione
Alcuni modelli della linguistica secondo un autorevole rappresentante: Chomsky
Acquisizione ed uso del linguaggio
Mente e linguaggio
Proprietà generali del linguaggio
Biologia e Linguistica
Basi biologiche del comportamento linguistico
Sviluppo del linguaggio e fase critica di apprendimento

Introduzione


Il genere Homo possiede, la capacità di esprimere pensieri attraverso una forma di comunicazione verbale formalizzata che è il linguaggio. Le due principali funzioni del linguaggio sono:
1. permettere ai parlanti di comunicare tra di loro (comunicazione interindividuale, trasmissione di informazioni, pensieri sentimenti da una persona all'altra, controllo del reciproco comportamento);
2. facilitare agli individui pensieri ed azioni (comunicazione intraindividuale, una volta che un individuo ha imparato una piccola parte delle risposte linguistiche accettate in una data comunità, le usa per "pensare" e per guidare e controllare il proprio comportamento).

Esiste una differenza concettuale tra linguaggio e lingua. Il linguaggio si riferisce alla capacità in generale di produrre atti linguistici, e sottolinea tutti gli aspetti soggettivi, psicologici, individuali del comportamento linguistico. Il concetto di lingua si riferisce, invece, alle regole fonologiche e grammaticali, ai significati comuni stabiliti dalla consuetudine d'uso di particolari forme verbali e costruzioni che condizionano la realizzazione degli atti linguistici; la lingua sottolinea l'aspetto oggettivo, normativo, collettivo del comportamento verbale di una comunità. Può essere considerata lingua qualsiasi sistema che regoli un insieme di risposte di cui siano capaci gli essere umani e/o non umani. Infatti il comportamento verbale è associato ad un comportamento espressivo, non verbale, che in Homo si struttura in parallelo sostenendo e facendo da contrappunto gestuale alle interazioni linguistiche o seguendo strade comunicative proprie alterando, modificando e addirittura sostituendosi al comportamento linguistico vero e proprio. La scrittura è un sistema di comunicazione che ha un rapporto di dipendenza dal linguaggio parlato, in quanto storicamente è nata dopo che l'uomo aveva imparato a parlare.
La costituzione di un tale sistema che dà agli esseri umani la possibilità di comunicare ha due aspetti principali:
a. è un sistema fisico e biologico in cui ha luogo la comunicazione;
b. è un sistema di segni in base al quale sono formulati i messaggi.
Se si esamina il primo punto, si può mettere in evidenza l'enorme complessità dei collegamenti lungo i quali possono scorrere i messaggi, soprattutto se si pensa al sistema fisico/biologico costituito dalla mente umana e ai sistemi artificiali che attualmente costituiscono le principali vie di trasmissione dell'informazione (satelliti, fibre ottiche, solo per citare le più recenti).
Il secondo punto, lo studio dei sistemi di segni, rappresenta un settore cruciale di ricerca sia per la psicolinguistica, che per la psicologia in generale.
L'insieme di segni di un qualsiasi sistema di comunicazione (e quindi anche delle lingue naturali o simboliche tipiche delle scienze empiriche) è sempre caratterizzato da alcune costanti, che sono:
1. un insieme finito di segni distinti: nel caso delle lingue naturali tale insieme è costituito dai suoni e dalle combinazioni di suoni e coordinazioni di suoni che ricorrono in campioni rappresentativi di messaggi in una data lingua.
2. Funzione rappresentativa o referenziale dei segni: l'insieme di segni costituisce la funzione espressiva di una data lingua ed hanno funzione rappresentativa o referenziale in quanto mostrano costanti corrispondenze o relazioni con situazioni esterne, esistenti nella realtà oggettiva e nella realtà psichica del parlante. Un siffatto sistema di relazioni costituisce il sistema di contenuti o il sistema di significati o sistema semantico di una lingua. Altri segni, per esempio i fonemi, non hanno funzione referenziale in sè, ma costituiscono, uniti ad altri fonemi, segni che hanno significato referenziale. La lingua è strutturata gerarchicamente.
3. Arbitrarietà del sistema di segni: i sistemi di segni sono del tutto arbitrari. Questo avviene sia per le lingue naturali (alcune coincidenze tra realtà e segno sono le onomatopee) che per i sistemi simbolici di tipo logico-matematico.

Il linguaggio è l'attività formale attraverso la quale il parlante rende comprensibili a sè e ai suoi simili i propri contenuti logici e sentimentali. Esso riflette la posizione dell'uomo come individuo, inserito in un contesto sociale. Mentre la concezione positivistica aveva visto nel linguaggio solo un "mezzo di comunicazione", la linguistica idealistica ne ha riconosciuto il valore eminentemente espressivo e la sua funzione sociale. Il linguaggio consiste di unità elementari invariabili, i fonemi, che vengono organizzati in unità superiori, i morfemi , le parole, le frasi. I suoni della parola non hanno alcun significato presi singolarmente; mentre le parole acquistano significato per un processo di associazione nel quale l'immagine visiva di un oggetto è collegata al suono di quella parola. Ma questa definizione è una semplificazione del problema e non esclude l'esistenza di una profonda differenza fra quel tipo di conoscenza riflessiva e pratica di ciò che è il linguaggio, e quella comprensione più profonda e sistematica, di cui si occupa la linguistica. Per conoscenza pratica del linguaggio si intende ciò che noi tutti sappiamo: il nostro uso della parola nella nostra vita sociale dipende dal fatto che la comunità linguistica a cui apparteniamo possiede il nostro stesso universo di conoscenze e utilizza le stesse parole per rappresentarla. Un qualsiasi discorso è espressione non solo di concetti e di idee, ma anche di particolari stati d'animo dei soggetti che li producono. In questo senso è impossibile concepire il significante separato dal significato, perchè non è possibile prescindere dalle intenzioni del soggetto che comunica.

Alcuni modelli della linguistica secondo un autorevole rappresentante: Chomsky


Nel settore della Linguistica, per conoscenza scientifica si intende lo studio sistematico del linguaggio, attuato appunto dalla linguistica teorica.
Chomsky (1968, 1975) presenta alcuni modelli esplicativi della linguistica con il fine di fornire una descrizione precisa degli aspetti più singolari del linguaggio. Secondo l'Autore, una grammatica descrittiva tradizionale ha come obiettivo quello di far sì che il lettore possa capire e produrre liberamente delle frasi. Ma l'inadeguatezza di tale grammatica consiste in un sostanziale riferimento all'intuizione linguistica del lettore intelligente. Quest'ultimo sviluppa delle capacità che costituiscono una teoria implicita della lingua che ha imparato, tenendo conto sia della struttura grammaticale sia delle condizioni per un uso appropriato degli elementi di cui la lingua è composta. Siccome la grammatica non formula le regole fondamentali della lingua, essa rappresenta un quadro incompleto e anche sbagliato della lingua che tratta. Una grammatica tradizionale potrebbe essere usata da un adulto intelligente per acquisire maggiore padronanza in una nuova lingua. Ma si può osservare come un bambino riesce a conseguire una padronanza perfetta con maggiore facilità e senza particolari istruzioni. Poche prove dimostrano che per sviluppare le capacità linguistiche del bambino sia necessario un insegnamento accurato. Si può sostenere invece che l'acquisizione di una lingua sia naturale nell'uomo, come alcuni comportamenti sono innati negli animali. L'apprendimento linguistico dovrebbe essere studiato probabilmente tenendo conto del comportamento istintivo e non attraverso le teorie del rinforzo. Il problema di come un bambino possa giungere ad acquisire una padronanza della lingua senza particolari istruzioni riveste dunque una importanza notevole. Il bambino non è predisposto per una lingua in particolare, ma imparerà quella con la quale viene in contatto. Il parlante maturo sviluppa capacità linguistiche caratterizzate in parte da una "grammatica formalizzata" della sua lingua. Si potrebbe così costruire un dispositivo che, avendo immagazzinato un insieme rilevante di enunciati di una lingua, fornisse in uscita una grammatica formalizzata. La descrizione di questo dispositivo potrebbe fornire una ipotesi sulle le strutture intellettive innate che un bambino mette in gioco nell'acquisire il linguaggio. Ma anche altri elementi rivestono una importanza fondamentale nell'apprendimento linguistico. Non è quindi possibile costruire un dispositivo universale per l'apprendimento di una lingua finchè i ricercatori non saranno in grado di determinare le proprietà specifiche della grammatica formalizzata. Il problema è molto complesso: sono coinvolti diversi fattori, di cui molti non rientrano nell'area specificamente grammaticale. La grammatica formalizzata risulta essere una caratterizzazione di alcune capacità di base del parlante maturo; dovrebbe occuparsi della corretta formazione delle frasi, fornendo per ciascuna di esse una descrizione strutturale, cioè una massa di informazioni relative alle frasi stesse. In realtà non esiste una soddisfacente grammatica formalizzata di una lingua. Per cui il prerequisito essenziale per lo studio linguistico è l'acquisizione di una teoria che contenga una specificazione precisa delle grammatiche formalizzate e delle condizioni necessarie che un insieme di regole devono soddisfare perchè possano costituire la grammatica di una determinata lingua. Tale teoria potrebbe considerarsi come un modello teorico delle capacità intellettive del bambino. Alcune carateristiche dell'apprendimento linguistico come l'istantaneità, l'uniformità, l'universalità e la complessità delle capacità che derivano dalla unione di tutte queste variabili, portano alla conclusione che l'organismo umano sia dotato di una struttura intellettiva universale molto elaborata e specifica. Ogni grammatica deve basarsi su due elementi: una componente sintattica, che permetta la costruzione delle frasi grammaticali e una componente morfofonemica, che indichi i tratti fisici di queste frasi. Una uscita fonetica può essere generata mediante l'applicazione di un piccolo numero di regole di trasformazione in base alla struttura sintattica dell'enunciato. Si può quindi assumere che tali regole siano alla base della produzione e della percezione del discorso. Sembra plausibile allora il fatto che i parlanti nativi producano, uniformemente e coerentemente frasi con complesse caratteristiche fisiche, senza comunque essere consapevoli dei processi e degli eventi fonetici. Un certo effetto fonetico è dunque in parte una determinazione della struttura sintattica in cui si realizza. Una spiegazione più comune ci permette di identificare la struttura fonemica di un enunciato osservando nell'onda sonora quelle proprietà fisiche che sono proprietà definitorie di un certo fonema. Al contrario, si potrebbe sviluppare un modello percettivo insieme ad un modello di apprendimento linguistico. Tutto ciò evita l'assunto che esista una grammatica per l'ascoltatore completamente distinta dalla grammatica del parlante. La grammatica generativa appare essere una componente fondamentale sia nella produzione che nella percezione linguistica. "Una grammatica generativa descrive la tacita competenza del parlante-ascoltatore che sta alla base dell'esecuzione effettiva nella produzione e nella percezione (comprensione) del discorso. Una grammatica generativa specifica idealmente un accoppiamento di rappresentazioni fonetiche e semantiche su un campo infinito; quindi essa costiutisce una ipotesi relativa al modo in cui il parlante-ascoltatore interpreta gli enunciati facendo una astrazione dei molti fattori che si intrecciano con la tacita competenza nel determinare l'esecuzione effettiva" (Chomsky, 1968). Il nuovo modello tiene conto delle regole generative della grammatica e nello stesso tempo prende un campione di frasi per individuare quelle regole usate per generarlo. Con questa assunzione non c'è motivo di credere che ciascun elemento segmentale, per esempio i fonemi, abbia una particolare proprietà definitoria. I processi morfofonetici non potranno quindi essere studiati applicando regole di segmentazione e di classificazione. Il compito principale di una teoria linguistica è proprio quello di specificare la forma della grammatica, che rappresenta in realtà una teoria degli universali linguistici e una ipotesi sulla struttura intellettiva umana del bambino.
Chomsky continua dicendo che negli ultimi anni si è notato un notevole ritorno ad interessi classici, riconsiderando ciò che era noto come "linguistica cartesiana". Cartesio rivolse scarsa attenzione ai problemi della linguistica. Eppure proprio nel suo tempo si è registrato un notevole interesse per la natura del linguaggi, insieme allo sviluppo di una teoria della mente. Tutto questo appare come uno sviluppo del pensiero cartesiano. Cartesio giunse alla conclusione che l'uomo possiede delle capacità particolari che non si possono limitare a spiegazioni meccanicistiche, tranne che per le funzioni e il comportamento, specifici del corpo umano. Il principale fattore che distingue l'uomo dagli animali è rappresentato proprio dal linguaggio. Secondo Cartesio, gli automi non sarebbero mai in grado di combinare parole, segni per esprimere i propri pensieri. Cosa che invece è possibile all'uomo. Questa è dunque una capacità specificamente umana e non dipende dall'intelligenza. Dice infatti Cartesio:"E' cosa ben certa che non ci sono uomini così idioti e stupidi, o addirittura insensati, i quali non sappiano combinare insieme diverse parole e comporre un discorso per farsi intendere; e che al contrario non c'è altro animale, per quanto perfetto e felicemente nato, che faccia la stessa cosa". L'uomo ha una capacità intellettiva unica nelle speci che è rappresentata dall'aspetto creativo dell'uso linguistico che consiste nella vastità dell'ambito e nell'indipendenza da stimoli. Anche Cardemoy (citato da Chomsky, 1968), in un suo interessante studio elabora le osservazioni di Cartesio sul problema del linguaggio e del meccanicismo. Egli sostiene che non è la capacità di parlare la prova dell'inadeguatezza della spiegazione meccanicistica; la vera prova è rappresentata dall'aspetto innovativo dell'agire intelligente in rapporto a nuove situazioni e dalla capacità di produrre un discorso coerente. L'uomo dimostra di non essere un automa e quindi non interpretabile in modo meccanicistico. Bougeant (in Chomsky, 1968) già alcuni anni prima la pubblicazione dell' "Homme Machine", tentò di capovolgere le posizioni di Cartesio. Bougeant sosteneva che gli animali parlano e si intendono tra di loro allo stesso modo degli uomini. Ma alla fine anche questo Autore riconosce che il linguaggio degli animali si riduce ad esprimere sentimenti e passioni, in numero anche limitato. Gli animali inoltre, non hanno idee astratte e metafisiche; la loro conoscenza si limita agli oggetti concreti e presenti ai loro sensi. Il linguaggio si può quindi considerare "una proprietà naturale della spirito umano" (Chomsky, 1968).
Anche Humboldt, come Cartesio, rivolge la sua attenzione all'aspetto creativo dell'uso linguistico. Egli sostiene che:" il linguaggio è il lavoro dello spirito che si ripete eternamente per rendere il suono articolato idoneo all'espressione del pensiero" (von Humboldt, 1859). La forma del linguaggio è per Humboldt il fattore che sta alla base del lavoro dello spirito. La forma del linguaggio comprende le regole di costruzione e di formazione delle parole e di conseguenza, anche quelle di formazione dei concetti. La materia del linguaggio, invece, riguarda il suono inarticolato, i movimenti spontanei dello spirito che precedono la formazione dei concetti. Per Humboldt i concetti si organizzano in base a campi semantici ed il loro valore dipende dalle relazioni che essi hanno con i principi che formano questi sistemi. Humboldt ha dato un grande contributo alla linguistica elaborando il concetto di "forma linguistica", un principio generativo e immutabile che determina gli atti creativi individuali. Per Humboldt la lingua è come un "organismo" biologico in cui tutti gli elementi interagiscono gli uni con gli altri. Per questo motivo la forma linguistica comprende sia regole di sintassi, sia regole per la formazione dei concetti e regole che organizzano il sistema fonetico.
Lo studio dell'aspetto creativo dell'uso del linguaggio si basa sul presupposto che i processi linguistici e quelli dello spirito siano identici, per cui il linguaggio è lo strumento che permette sia al pensiero che al sentimento di esprimersi. La "Grammaire di Port-Royal", considerando la maniera in cui i concetti sono combinati in giudizi, elabora quella che è la forma generale di qualsiasi grammatica, tenendo conto del modo naturale con cui esprimiamo i nostri pensieri. La linguistica cartesiana considera due aspetti del linguaggio: si può studiare un segno linguistico o dal punto di vista del suono o dal punto di vista del suo significato. Possiamo quindi ritenere che il linguaggio presenti un aspetto interno e uno esterno. Per cui una frase può essere considerata sia nel suo significato, ovvero in qual modo essa esprime il pensiero di un parlante; sia dal punto di vista fisico, ovvero nella sua struttura fonetica. Chomsky a questo punto distingue una struttura profonda e una struttura superficiale della frase. La struttura profonda è quella astratta, sottostante, che determina l'interpretazione semantica della frase stessa. La struttura superficiale, invece, favorisce l'interpretazione fonetica della frase, cioè rappresenta la forma fisica del discorso. Le due strutture non sono necessariamente identiche. Infatti non sempre la struttura semantica della frase è rivelata dall'organizzazione dei suoi elementi di struttura superficiale. Anche la Grammaire di Port-Royal mette in evidenza questo aspetto, affermando che la forma principale del pensiero è il giudizio che si esprime attraverso la proposizione. Tale proposizione presenta due termini: soggetto e attributo la cui combinazione può dar luogo, nel nostro spirito, a tantissimi altri giudizi e ad altrettante proposizioni. Per cui si può dire che la forma superficiale della proposizione esprime soltanto la struttura soggetto-attributo, ma la sua struttura profonda consiste di altre proposizioni astratte, ognuna delle quali, esprime un giudizio semplice. Ad ogni modo, la struttura profonda non è espressa, ma è soltanto rappresentata nello spirito. La struttura profonda è comune a tutte le lingue, perchè rappresenta il significato dell'enunciato, che è un riflesso del pensiero. Tuttavia la struttura profonda è collegata con le frasi effettive, cioè con l'organizzazione superficiale. Ogni teoria della grammatica generativa, dovrebbe specificare le regole di tali correlazioni oltre che le regole di interpretazione semantica e fonologica che si applicano a entrambe le strutture. Per produrre una frase, a partire dalla struttura profonda, è necessario applicare delle regole di trasformazione che riorganizzino gli elementi della frase. In base a questa concezione, la sintassi di una lingua presenta due sistemi di regole: a) un sistema di base, che determina le strutture profonde e quindi l'introduzione di nuove proposizioni; b) un sistema trasformazionale, che si applica alle strutture superficiali. Molte volte, la forma logica di una frase, espressa dalla sua struttura profonda, può essere completamente diversa dalla grammatica superficiale, da ciò che emerge in apparenza. Du Marsais (riportato da Chomsky, 1968), definisce la sintassi come "ciò che fa sì che, in ciascuna lingua, le parole suscitino il senso che si vuol fare nascere nello spirito di coloro che conoscono la lingua... la parte della grammatica che dà la conoscenza dei segni stabiliti in una lingua per suscitare un senso nello spirito". La sintassi non è altro che la struttura profonda, mentre l'espressione della sintassi è la struttura superficiale. In base alla concezione di Du Marsais, risulta che le parole esprimono il pensiero e lo spirito, per poterlo cogliere, deve scoprire le relazioni esistenti tra le parole della frase, ovvero la sua sintassi. La frase può avere già in sè, in maniera naturale, un certo ordine significativo e in questo caso, il pensiero espresso dalla frase, appare direttamente. Ma quando tale significato non è evidente è lo spirito a dover intervenire, ripristinando tale ordine significativo.
Da quanto detto risulta chiaro che la linguistica cartesiana assegna ad ogni frase una struttura profonda implicita, che rappresenta l'aspetto semantico, ed una struttura superficiale, che indica la forma fonetica. Una grammatica completa dovrebbe dunque consistere di un insieme di regole che determina questo sistema di strutture accoppiate. Ma la linguistica cartesiana, oltre che occuparsi di grammatica descrittiva, tratta soprattutto la grammatica generale. Quest'ultima si presenta come quella scienza dei principi generali e immutabili del linguaggio che sono comuni a tutte le lingue. Una grammatica particolare, al contrario, applica ai principi generali e immutabili del linguaggio, elementi arbitrari di una lingua particolare. Ciò che manca alla grammatica filosofica è una teoria della struttura linguistica, articolata con precisione. Tuttavia non si può negare il grande contributo che è stato offerto nei secoli XVII e XVIII dai grammatici per lo sviluppo della teoria linguistica. E' un loro merito l'aver posto l'accento sull'importanza dei principi universali e l'aver dato una spiegazione logica e razionale ai fatti linguistici.

Acquisizione ed uso del linguaggio


L'assunto centrale della linguistica cartesiana considera i caratteri generali della grammatica comuni a tutte le lingue ed in più essi rispecchiano le proprietà dello spirito. Per questo motivo i grammatici rivolsero la loro attenzione principalmente alla grammatica generale piuttosto che ad una grammatica particolare. Humboldt afferma infatti che la struttura profonda rappresenta la "forma del linguaggio", ed è identica in ogni lingua. E' proprio la grammatica generale che studia gli universali linguistici. Tali universali rendono possibile l'apprendimento della lingua fornendo i principi organizzativi. Siccome questi principi sono considerati proprietà dello spirito, quindi innati, diventa logico supporre che, chi parla una lingua, conosca già molte cose, senza averle prima imparate. Anche Cordemoy osserva che molte cose conosciute dai bambini sono indipendenti da qualsiasi istruzione esplicita. Per cui, l'acquisizione del linguaggio presuppone dei principi innati e il possesso di tutta la ragione. Per Humboldt "una lingua non si può veramente imparare, ma soltanto risvegliare nell'animo". Egli continua affermando che l'apprendimento del linguaggio da parte dei bambini, non è altro che lo sviluppo della facoltà di parlare attraverso l'età e l'esercitazione. Non a caso tutti i bambini iniziano a parlare e a capire alla stessa età.
Humboldt riconosce inoltre una fondamentale differenza tra la percezione del discorso e la percezione di un suono inarticolato. Per quest'ultimo è sufficiente la semplice sensibilità animale. Il discorso umano, invece, è molto più complesso e per la sua percezione è necessaria un'analisi degli elementi sottostanti che sono essenziali nell'atto creativo della produzione del discorso, attraverso l'attivazione di regole fisse che costituiscono il sistema generativo. Grazie all'identità del sistema sottostante sia nel parlante che nell'ascoltatore la comunicazione può avvenire, poichè tale sistema risulta costituito da principi innati, per cui presenti in ogni essere umano.

Mente e linguaggio


Riportiamo di seguito alcune considerazioni di Chomsky sull'apporto che lo studio del linguaggio può dare per la comprensione della natura umana. Precedentemente, l'attenzione di gran parte dei pensatori era rivolta a quegli aspetti del linguaggio che riflettevano i processi mentali dell'uomo e quindi il suo pensiero. Intorno al 1950 si è registrato un notevole declino degli studi sul linguaggio mentre, chi continuava ad occuparsi di tale argomento, non dubitava del fatto che il modello comportamentista, elaborato da Skinner, basato sul sistema Stimolo-Risposta, potesse offrire una buona spiegazione alle più oscure capacità dell'uomo. Il progresso tecnologico che si è registrato intorno agli anni '60, consolidò l'idea che ogni problema potesse essere risolto attraverso i prodigi dell'elettronica. Contemporaneamente si andava sviluppando la teoria degli automi (von Neumann, 1965), collegata con precedenti ricerche sul funzionamento del cervello. Tali teorie, secondo Chomsky, manifestarono subito la loro inadeguatezza nel decifrare cosa accade quando pensiamo; che correlazione esiste tra il pensiero e il cervello; i problemi dell'intelligenza biologica e di quella delle macchine; il problema del linguaggio, ecc. Appare chiaro che, se si vuole capire come il linguaggio viene acquisito e usato, è necessario sottoporre ad uno studio specifico per il linguaggio il sistema cognitivo umano durante lo sviluppo della prima infanzia, analizzando anche tutte le altre variabili con cui il soggetto interagisce che hanno una grande influenza anche nello sviluppo dell'abilità linguistica. Quello che bisogna studiare è il sistema della competenza linguistica sottostante il comportamento. E' nel secolo XVII che vennero poste le basi della scienza moderna, per cui ogni studio sulla natura del linguaggio umano, deve rivolgere l'attenzione a quel particolare periodo del pensiero. Già Cartesio riconosceva la grande differenza fra il più complesso degli automi e lo spirito umano. L'uomo infatti è capace di usare il linguaggio in maniera naturale e la sua abilità di esprimere nuovi pensieri e di capire i pensieri altrui riflette proprietà generali e innate dell'intelletto. Per cui Cartesio getta le basi per una psicologia che dovrebbe indagare le proprietà della mente. Il pensiero successivo a Cartesio, continua a fare riferimento al linguaggio come indicatore dell'intelligenza dell'uomo che si distingue da quella degli animali. Anche a livelli inferiori di intelligenza, l'uomo è capace di esprimersi tramite il linguaggio, cosa che una scimmia non sarà mai in grado di fare (anche se la letteratura di psicologia comparata riporta numerosi tentativi fatti da studiosi per insegnare il linguaggio alle scimmie antropoidi). La Grammaire di Port-Royal, che è l'opera con cui inizia il lavoro filosofico sulla grammatica, riconosce l'importanza del sintagma come unità grammaticale. Ogni sintagma rappresenta una idea complessa e ogni frase è suddivisa in vari sintagmi; questi a loro volta si suddividono in ulteriori sintagmi e così via, fino a raggiungere la semplice parola. Si arriva così alla struttura superficiale di una frase che corrisponde soltanto al suono, cioè all'aspetto esteriore o materiale del linguaggio. Ma quando un parlante produrrà il segnale, rappresentato dalla frase, l'ascoltatore deve compiere una analisi mentale per arrivare a scoprire la struttura profonda che corrisponde non al suono, ma al significato. La struttura profonda è collegata con quella superficiale mediante regole di trasformazione grammaticale. Secondo la Grammaire di Port-Royal, la grammatica di una lingua dovrebbe contenere un insieme di regole che riguardano le strutture profonde e quelle superficiali, nonchè le regole di trasformazione che collegano le due strutture. La moderna linguistica si limita invece all'analisi delle struttura superficiale, attraverso i metodi di classificazione e di segmentazione. De Sausurre (1922), un grande linguista svizzero, che ha posto le fondamenta della linguistica strutturale moderna, affermava che l'analisi linguistica deve essere svolta attraverso gli unici metodi corretti, che sono proprio quelli di classificazione e di segmentazione. Tale Autore sostiene che i processi di formazione delle frasi sono liberi da vincoli imposti dalla struttura linguistica; le frasi per De Sausurre, sono libere creazioni, non sottoposte al rigore delle regole linguistiche. Gli unici elementi sottoposti a queste regole sono invece i suoni e la forma delle parole. Secondo Chomsky, così facendo, non si lascia spazio all'analisi della struttura profonda. Due sono quindi le tradizioni di ricerca che hanno influito sullo studio del linguaggio. La prima è rappresentata dalla grammatica filosofica; la secondo invece è rappresentata dalla tradizione "strutturalistica", che ha caratterizzato la ricerca del secolo scorso fino agli inizi degli anni' 50. Quest'ultima tradizione ha mostrato le relazioni strutturali del linguaggio che possono essere studiate, anche astrattamente. Inoltre ha cercato di costruire un insieme di tecniche di segmentazione e di classificazione formulate appunto da De Sausurre. Ma siccome queste tecniche si limitano alla sola struttura superficiale, e non rivelano la struttura sottostante, cioè l'uso creativo del linguaggio e quindi il suo aspetto semantico, risultano inutili. Comunque, bisogna anche non dimenticare che questo tentativo ha specificato i meccanismi che determinano la conoscenza della lingua, operando su dati sensoriali. Si sa infatti che il bambino impara la lingua con cui viene a contatto, e non il sistema lingua che invece egli possiede in modo innato.
Allo stato attuale, i principi che determinano la forma della grammatica, costituiscono un campo di studio conosciuto come "grammatica universale". Tale grammatica si riferisce alla capacità intellettiva innata dell'uomo di organizzare i significati. Mentre nello studio di una grammatica particolare, il linguista tiene conto del un sistema cognitivo del parlante-ascoltatore, sviluppato in maniera naturale e inconsapevole, nella grammatica universale, invece, si studiano le proprietà generali dell'intelligenza umana. In base alla concezione tradizionale, sviluppatasi nel XVII e XVIII secolo, nella mente dell'uomo si producono un insieme di proposizioni che esprimono il significato della frase, quando questa si realizza come segnale fisico. La struttura superficiale della frase è rappresentata dall'organizzazione in categorie e sintagmi che si riferiscono al segnale fisico. La struttura profonda, riguarda sempre un sistema di categorie e sintagmi, ma in maniera più astratta. Perchè una lingua sia perfettamente conosciuta, è necessaria una certa abilità mentale che permetta di assegnare strutture profonde e superficiali, correlarle tra loro, assegnando una interpretazione semantica e una fonetica. Spesso, dalla struttura superficiale, non si riesce a capire il vero significato della frase. Molte frasi infatti sono ambigue e possono assumere diversi significati. E' necessario quindi scoprire quelle regole che correlano il suono e il significato della frase, nonchè la grammatica interiorizzata dell'individuo e quei principi generali da cui dipende l'organizzazione di tali regole. L'aspetto spesso ingannevole della struttura superficiale appare nel momento in cui si considerano le configurazioni più semplici della frase, espressa nella sua struttura profonda. Per cui, la conoscenza linguistica permette di cogliere proprietà di natura più astratta, che non appaiono direttamente nella struttura superficiale. Anche per quanto riguarda l'aspetto fonico della frase, è stato evidenziato che le rappresentazioni più astratte si formano attraverso operazioni mentali. L'esistenza di operazioni mentali astratte e interpretative può essere spiegata solo attraverso la grammatica particolare, cioè in base a certe regole che caratterizzano la grammatica interiorizzata, in quanto le varie espressioni linguistiche possono essere udite, comprese e usate in modo diverso da parlante a parlante. Ci sono casi in cui un modello di spiegazione viene offerto dalla grammatica universale, che rivela principi generali di organizzazione che stanno alla base delle regole fonologiche. Il problema è quello di scoprire i principi della grammatica universale che si correlano con quelli della grammatica particolare, per poter spiegare i fenomeni che appaiono complessi e arbitrari. La conoscenza linguistica è indipendente sia dall'intelligenza del soggetto che dalla sua precedente esperienza. Per cui, le assunzioni empiristiche che spiegano i fenomeni linguistici in temini di "abitudini", "disposizioni" e "analogie", non sembrano essere attendibili. Secondo Chomsky è necessario invece postulare principi astratti e in parte universali che riguardano le facoltà mentali umane. In tal senso, alcune assunzioni sulla grammatica particolare e sulla grammatica universale offrono buone possibilità di spiegare alcuni fenomeni linguistici.
Da quanto detto risulta che l'Autore ritiene che la conoscenza di una lingua sia un sistema astratto, sottostante il comportamento. Tale conoscenza è costituita da una serie di regole che correlano la forma e il significato della frasi. Ogni grammatica può contenere elementi idiosincratici, tipici di una lingua specifica. In questo caso si parla di una grammatica particolare. Oppure può contenere elementi generali, che tutte le lingue possiedono. In questo caso si parla di grammatica generale. La psicologia da sempre si è occupata del problema del comportamento e dell'apprendimento in termini di stimoli e risposte - il riferimento è senz'altro a Skinner - , come una gerarchia di abitudini. La grammatica generativa, invece, tiene conto della nozione di competenza, dimostrando l'esistenza di un sistema di competenze linguistiche sottostante e disponibile per il parlante-ascoltatore. Come già detto precedentemente, anche Humboldt sosteneva che, alla base di ogni lingua umana, esiste un sistema universale innato e che quindi il linguaggio non si apprende, ma si sviluppa dall'interno dell'individuo, certamente stimolato da condizioni ambientali adatte e favorevoli. L'Antropologia moderna ha rifiutato questa posizione, e, attraverso una impostazione empirica, ha dimostrato che in realtà le lingue sono molto diverse fra loro. La linguistica antropologica ha frainteso le concezioni classiche dei grammatici razionalisti, perchè quest'ultimi sostenevano l'analogia tra le lingue, ma solo a livello profondo, il livello grammaticale. Anche la linguistica antropologica si è limitata ai soli aspetti superficiali di una lingua. Per cui, se si tiene conto della competenza linguistica, sarà evidente l'esistenza di una capacità specifica dell'uomo, indipendentemente dall'intelligenza. E' necessario postulare tale struttura innata, per poter formulare una grammatica generativa. Ancora oggi, tuttavia, esiste il problema empirico della necessità di elaborare una ipotesi convincente, per spiegare l'acquisizione della grammatica da parte del bambino. Il linguaggio appare "reinventato" ogni volta che viene appreso: il problema consiste proprio nello spiegare come può avvenire tale invenzione della grammatica. Putnam (1960) spiega tutto ciò "ipotizzando delle strategie di apprendimento generali" e in tal modo contrasta la teoria di una grammatica universale innata. Non viene comunque suggerita una valida ipotesi alternativa del problema dell'acquisizione della conoscenza. Sembra che la conoscenza di una lingua possa avvenire solo se l'organismo è in qualche modo "precostituito" per tale scopo. Questa particolare predisposizione umana è innata e costituisce la base perchè possa verificarsi l'apprendimento linguistico. Di particolare importanza a questo riguardo è la capacità che hanno i bambini di derivare le regolarità strutturali della loro lingua nativa, le regole grammaticali a partire dalle emissioni verbali dei loro genitori e delle altre persone che li circondano e di fare poi uso delle stesse regole nella costruzione di frasi che non hanno mai udito in precedenza. Il bambino, già alla nascità, deve sapere che la sua grammatica ha una forma determinata, che ne esclude altre. Mentre, i principi generali che determinano la forma delle regole grammaticali in lingue particolari come inglese, turco o cinese, sono in misura considerevole comuni a tutte le lingue umane. In ogni caso il linguaggio non esiste indipendentemente dalla rappresentazione mentale: le sue proprietà derivano dai processi mentali innati. Per cui, il linguaggio si potrebbe considerare come una sonda, che permette di esplorare i processi cognitivi, offrendo coì un grande contributo allo studio della mente umana.
Chomsky sostiene inoltre che la grammatica trasformazionale è la teoria migliore finora sviluppata per la descrizione e la spiegazione sistematica delle strutture del linguaggio umano e la conoscenza di queste è quindi essenziale per qualunque filosofo, psicologo o biologo (attualmente anche degli ingegneri e dei progettisti di interfacce) che voglia render conto delle capacità di linguaggio dell'uomo.

Proprietà generali del linguaggio


I concetti linguistici sono differenti da quei concetti insegnati attraverso "l'apprendimento associativo" e che vengono specificati attraverso un insieme di proprietà fisiche. I concetti di cui gli esseri umani si servono nelle interazioni quotidiane sono definiti in termini funzionali e probabilmente non vengono insegnati; mentre i concetti arbitrari e artificiali vengono insegnati attraverso l'apprendimento associativo e non hanno nulla in comune con i primi. Alcuni concetti specificamente umani, come per esempio il concetto di frase, non si possono caratterizzare attraverso un insieme di proprietà fisiche. Infatti, una lingua appare come un insieme di correlazioni tra suoni linguistici e un insieme di significati: se un individuo dispone di una lingua, conosce già il significato intrinseco dei suoni. Questa corrispondenza tra suono e significato è posta a livello della frase, ed è una corrispondenza che si estende su una infinità di oggetti. Infatti, una caratteristica dell'uso linguistico, è la sua illimitatezza. Raramente si incontrano delle ripetizioni, si ha sempre a che fare con enunciati nuovi, che al massimo possono essere simili, ma mai identici tra loro. Esiste dunque un sistema astratto di regole che permette questa infinita corrispondenza tra suono e significato. Si può supporre che nel cervello di ogni soggetto umano vi sia un insieme di regole che indicano la netta differenza tra la struttura profonda e quella superficiale; inoltre il contenuto semantico della frase è astratto e non deducibile in forma fisica o dalla combinazione di elementi. La struttura profonda, essendo astratta, non segnalata nella frase e non deducibile dal segnale fisico, non può essere imparata. Ciò permette all'Autore di ipotizzare che tale struttura non è acquisita, ma fa già parte dell'apparato concettuale che l'individuo usa nell'acquisizione di una lingua. Le strutture profonde sono perciò comuni a tutte le lingue, sono universali e per questo motivo rappresentano la precondizione essenziale perchè vi sia l'apprendimento. Le moderne ricerche hanno formulato una teoria dei principi psicologici a priori, abbastanza vicina alla dottrina classica delle idee innate di Platone. E' molto difficile avanzare una ipotesi sull'esistenza di una struttura innata che possa essere confermata con una ricerca empirica. Chomsky si riferisce all'uso creativo del linguaggio, intendendo con tale espressione la capacità di produrre e capire nuove frasi, in maniera indipendente dal controllo degli stimoli esterni ed interni. Le recenti posizioni comportamentistiche avanzano invece l'idea che le frasi "siano imparate per associazione, condizionamento o addestramento". Ciò contrasta con il fatto che il linguaggio non si può considerare un'abitudine, nè una "disposizione a rispondere". La competenza linguistica va vista come una grammatica, ovvero come un insieme di regole tali da favorire interpretazioni semantiche e fonetiche e la possibilità di correlarle insieme. "Una grammatica consiste di regole sintattiche che generano certi oggetti astratti sottostanti e di regole di interpretazione semantica e fonologica che assegnano un significato intrinseco e una rappresentazione fonetica ideale a questi oggetti astratti" (Chomsky, 1968). Una volta interiorizzata una grammatica particolare si è capaci di correlare interpretazioni semantiche e fonetiche di infinite frasi di cui non si è avuta mai esperienza. L'esperienza ha il solo compito di mettere in funzione lo schematismo innato. Una stimolazione appropriata permette alla mente di applicare i "principi interpretativi innati".

Biologia e Linguistica


Un approccio allo studio delle basi biologiche del linguaggio, correlato (in qualche modo) ai modelli linguistici di Chomsky, che ha visto la capacità di sviluppare il linguaggio come uno dei tratti fondamentali del patrimonio genetico della specie umana, è stato portato avanti da Lennenberg (1967). L'Autore, attraverso dati sperimentali, analisi e riferimenti precisi alla teoria evolutiva, sostiene la tesi di una base biologica del linguaggio, ponendo in luce l'esistenza di un sistema di strutture e funzioni, la cui caratteristica principale è la presenza di due livelli: il livello della capacità linguistica, che si sviluppa nel corso della maturazione di un individuo e il livello della sua attuazione, cioè la produzione del parlato. La prospettiva biologica per quanto riguarda i problemi del linguaggio sposta l'interesse dal prodotto linguistico (il linguaggio) al soggetto che produce il linguaggio e al comportamento linguistico in generale. In ogni processo di comunicazione, la sola analisi dei segnali emessi, è effettivamente poco per scoprire cosa avviene nella mente del parlante. Una ricerca biologica sul linguaggio non solo deve studiare l'organismo che parla, ma anche il comportamento. L'analisi dei problemi che il linguaggio pone dal punto di vista epistemologico, potrebbe iniziare dallo sviluppo del linguaggio durante la sua evoluzione, vedendolo nel contesto della scienza dell'evoluzione. "Uno dei problemi biologici relativi al linguaggio viene formulato in questi termini: perchè soltanto l'uomo può imparare a usare una lingua naturale?" A questo tipo di problema si può rispondere indagando sull'anatomia, sulla fisiologia e nelle scienze dello sviluppo. Da studi anatomici sull'uomo e altri primati, è stato dimostrato che, almeno scimpanzè e gorilla, presentano numerose analogie con l'uomo. Nell'uomo, la configurazione generale del canale vocale è andata incontro a numerose trasformazioni che hanno avuto un effetto diretto sulla capacità di produrre suoni; mentre lo sviluppo cerebrale (la comparsa nella corteccia di aree istologicamente differenziate) ha prodotto modificazioni funzionali, tra le quali ve n'è una (o più di una) che sicuramente è in rapporto diretto con il linguaggio: la lateralizzazione di funzione o, in altre parole, la dominanza dell'emisfero sinistro. Linguaggio e parola non sono semplicemente rappresentati nella corteccia; in quanto funzioni legate al linguaggio coinvolgono anche strutture subcorticali e mesencefaliche. Non ci sono attualmente prove che dimostrino che l'aumento di volume del cervello umano sia legato all'esercizio delle funzioni del linguaggio. E ancora, non è possibile attribuire alla capacità del linguaggio una struttura specifica del sistema nervoso. Può essere comunque probabile che questa capacità abbia in qualche modo indotto cambiamenti a livello di struttura. "Il linguaggio è probabilmente dovuto al particolare modo con cui le varie parti del cervello lavorano insieme" (Lennenberg, 1967).

Basi biologiche del comportamento linguistico


Dal punto di vista comportamentale si può dire che il linguaggio può essere considerato una manifestazione di complessi processi fisiologici. Se si possono trovare, nei Mammiferi Superiori, dei denominatori comuni che soggiacciono a specifici comportamenti, con la specializzazione del comportamento tali qualità comuni, si sono man mano perdute. La respirazione, per esempio, che in molti animali avviene nello stesso modo, presenta tuttavia adattamenti a comportamenti specifici della specie.
Riportiamo alcuni punti essenziali che riguardano questi adattamenti in riferimento alla produzione della parola e alla vocalizzazione. "Da un esame attento della produzione della parola sono emersi i seguenti punti:
1) gli equivalenti neuromuscolari dei suoni della parola sono schemi di contrazione muscolare di un'unica serie di muscoli.
2) In molti casi gli eventi fisiologici precedono gli eventi acustici dei suoni verbali.
3) Per i singoli suoni verbali, la durata degli eventi fisiologici può essere due volte maggiore della durata degli eventi acustici.
4) Quindi, la disposizione in successione degli eventi muscolari richiede una programmazione anticipata degli eventi; perciò, il verificarsi di alcuni eventi dipende da eventi ancora da manifestarsi, e ciò può essere addotto come prova del fatto che l'ordinamento in sequenza a livello neuromuscolare non è realizzato da un meccanismo associativo.
5) Il mescolarsi degli equivalenti muscolari dei suoni si riflette anche sui livelli più alti della segmentazione. Così i fenomeni di ordinamento a tutti i livelli della parola e del linguaggio risultano in correlazione e presentano nette somiglianze formali." (Lennenberg, 1967).

Quest'ultimo punto pone alcuni problemi in quanto è necessario che ci sia una regolazione temporale del comportamento tra l'attivazione/deattivazione dei muscoli fonatori e la durata temporale dei suoni stessi che consente di intuire la presenza di un meccanismo (un sottostante sistema metrico ritmico) di eccitazione/rilassamento nervoso che lavora con una precisione formidabile, utilizzando schemi temporali che scandiscono l'ordine del comportamento linguistico. Secondo tale visione si può dire che, la parola potrebbe essere considerata una forma particolare di gesto o di comportamento muscolare e per questo motivo, sarebbe così strettamente legata anche alla comunicazione non verbale.

Sviluppo del linguaggio e fase critica di apprendimento


Per quanto riguarda lo sviluppo ontogenetico del linguaggio, Lennenberg sostiene che in un bambino, la capacità di apprendere il linguaggio è un effetto della maturazione. Lo sviluppo del comportamento linguistico è correlato con lo sviluppo di altri comportamenti, fra cui l'acquisizione della stazione eretta e la deambulazione insieme alla coordinazione motoria. Spesso questa correlazione viene rispettata anche quando vi sono dei rallentamenti nel programma di maturazione (in caso di soggetti che presentano ritardi mentali). Non vi sono prove esplicite che dimostrino che un addestramento linguistico intenso possa accelerare la manifestazione dello schema di maturazione del comportamento linguistico. La facilità di acquisizione del linguaggio primario varia nell'arco della vita del soggetto, dall'infanzia alla vecchiaia con un periodo critico particolare. Il limite inferiore è stabilito dalla mancanza di maturazione. Il limite superiore è in rapporto con una perdita di adattabilità legata all'incapacità di riorganizzazione del cervello. Tale plasticità esiste invece nei bambini fino al momento in cui non si stabilizza definitivamente il fenomeno della lateralizzazione delle funzioni cerebrali, che diventa irreversibile solo dopo che si sono conclusi i fenomeni di accrescimento del cervello. Gli equivalenti neurofisiologici specifici per la parola e il linguaggio sono praticamente sconosciuti. Potrebbe essere interessante studiare le condizioni fisiche del cervello prima, durante e dopo questo periodo critico per l'acquisizione del linguaggio.

Le patologie sensoriali, espressive e del modo della produzione linguistica
Gli aspetti neurologici del linguaggio, si studiano attraverso la patologia. Le forme patologiche che riguardano il linguaggio sono combinazioni particolari e svariate di alcune categorie di base. Per questo motivo, il termine afasia può indicare una serie di forme diversificate. Riportiamo di seguito le principali categorie.
a) Disturbi recettivi: questo tipo di disturbo del linguaggio è chiamato afasia sensoriale e consiste nell'incapacità di riconoscere e di comprendere le parole o il linguaggio parlato. Di solito il paziente intende che gli stanno rivolgendo la parola, ma non riesce a capire cosa gli viene detto. Di solito questi soggetti presentano anche altri problemi di comunicazione, tra cui la "superfluency" (che fa parte dei disturbi espressivi), difficoltà nel concentrarsi sulle parole rivolte a loro e difficoltà a concentrarsi nella lettura. Il meccanismo fondamentale della lettura non è alterato. Kleist (1962) classifica i disturbi recettivi in sordità fonemica, sordità per le parole, sordità per i nomi e sordità per le frasi correlando a tali categorie aree cerebrali distinte.
b) Disturbi espressivi : "subfluency", ovvero limitatezza nella produzione linguistica. In questo caso il flusso verbale è veramente limitato. L'articolazione di ogni parola viene eseguita con un sforzo notevole da parte del paziente e le poche parole pronunciate sono dette molto lentamente, con enormi pause fra l'una e l'altra. Viste le difficoltà, lo stile è telegrafico. In questi pazienti i meccanismi di fonazione sono intatti e i malati sono pienamente consapevoli delle cose che vogliono dire. Il meccanismo speculare di tale disfunzione è la "superfluency", ovvero l'eccessiva facilità nella produzione delle parole. Sembra che i pazienti non riescano ad inibire in qualche modo il flusso del parlato. Se nella conversazione fra individui sani, non sempre le espressioni sono disposte in frasi sintatticamente complete, tali soggetti producono una serie interminabile di frasi incomplete, iniziate a sproposito e di stereotipi. Il malato salta da un argomento all'altro. Non si riesce a comprendere la sostanza del messaggio comunicativo. Anche i disturbi semantici fanno parte di questa categoria. Sono i disturbi più diffusi e comuni e si manifestano con modalità molto differenti, dall'incapacità di nominare i colori o i numeri, dallo scambio di significato, alla produzione di parole o frasi non adeguate al contesto, alle interferenze con le lingue straniere. Nella difficoltà nel trovare le parole, il paziente gira intorno alla parola che cerca di dire, enunciandone le funzioni e correlando il termine con altri argomenti con cui di solito è in rapporto diretto. Talvolta può anche fornire una lista di parole che sono connesse semanticamente con la parola che sta cercando e capita che egli riesca così a trovarla. A questo punto i pazienti possono impiegare, in frasi grammaticalmente corrette la parola ricercata. Questa situazione patologica, di solito, viene detta anomia: il paziente non ha perduto i nomi delle cose, ma non riesce a richiamarli secondo le sue necessità comunicative. I disturbi parafasici sono molto difficili da distinguere dai disturbi semantici e la difficoltà di categorizzazione deriva dal fatto che il più delle volte i sintomi sono abbastanza comuni, si manifestano come produzione di parole sensa senso e spesso in forma isolata. L'afasia gergale (jargon aphasia), che si manifesta di solito in pazienti che hanno subito traumi o colpi apoplettici, è un disturbo che dà luogo alla creazione di un linguaggio appunto gergale, (gergo vuol dire appunto linguaggio per iniziati, specializzato, che comunque viene inteso dalla persone che sono vicine al paziente); tale disturbo viene considerato dagli esperti diverso dai sintomi più comunemente chiamati parafasici. I pazienti parafasici sembrano conoscere la parola necessaria per la comunicazione, ma hanno rappresentazioni fonemiche molto approssimative, producendo per quella parola suoni che vi si avvicinano, ma che comunque non si riferiscono a quella parola. Un altro fenomeno di questo tipo è l'agrammatismo, per il quale il paziente produce, come dice il termine frasi sgrammaticate (Brain, 1955) e la fissazione su frasi. In quest'ultimo caso i pazienti hanno una o due frasi che producono molto bene e che ripetono ad ogni momento, in modo appropriato o meno al contesto comunicativo, oppure introducono la frase continuamente in tutte le loro affermazioni.
c) Disturbi del modo della produzione linguistica: questo tipo di sintomi sono molto diversi dai precedenti in quanto il malato comprende molto bene le parole e parla correttamente per quanto riguarda la fluidità discorsiva, l'utilizzo della grammatica e l'articolazione dei contenuti semantici. Tuttavia questi pazienti possono compiere errori di ordine, in cui si vede che non ci si trova davanti ad una confusione del pensiero, ma il disordine è limitato al linguaggio, sia nella produzione orale che scritta. La disartria comprende tutte le alterazione dell'articolazione. Mentre l'afasia si riferisce sostanzialmente al contenuto, la disartria si riferisce alle modalità di produzione del parlato. Questi pazienti, che di solito presentano lesioni corticali, sembrano parlare come se avessero qualcosa che scotta in bocca. Tutti i contrasti acustici sono mal definiti, ma per il resto, il flusso articolatorio è normale. Le alterazioni più comuni sono quelle della frequenza, infatti il malato parla in modo lento. Misurazioni dello spettrogramma indicano che il rallentamento è dovuto ad una diminuzione della velocità degli organi articolatori. Può anche verificarsi la situazione opposta: il paziente non riesce a rallentare il flusso della parola, producendo suoni verbali alla massima velocità possibile. Il tutto comunque non è comprensibile. Connesso con il disturbo della velocità è quello del ritmo. In questo caso la velocità della parola non è modificata da un rallentamento costante, ma cambia rapidamente con le espressioni. Tali pazienti cominciano con una velocità normale, accelerano improvvisamente e poi riprendono con la cadenza iniziale. Infatti queste modificazioni di velocità possono anche essere ritmiche. L'incoordinazione è un disturbo che ha come sintomo l'alterazione della regolazione temporale dei movimenti degli apparati respiratorio, laringeo e orale. Viene emessa aria quando non è il momento, oppure l'aria inspirata non è sufficiente e annulla l'emissione sonora, la glottide si apre e si chiude fuori tempo, modificando le consonanti sorde e sonore. In alcuni casi vi possono anche essere interruzioni del flusso fonico, che sono simili alle interruzioni delle balbuzie. Un tipo particolare di incoordinazione sono le disfonie, nelle quali il meccanismo di formazione della voce è disturbato. Altri disturbi in rapporto con il linguaggio, ma indiretti, riguardano la capacità di leggere (alessia) in pazienti che hanno solo lievi anomalie del linguaggio, ma presentano numerosi altri disturbi, anche se non vistosi, nella percezione e riconoscimento dei grafemi; e agrafia che è l'incapacità di scrivere.