
- Moti naturali
- Sistema di riferimento
- Il secondo principio di Newton
- La terza legge
Per poter studiare i moti in relazione alle cause che li determinano bisogna
operare una distinzione tra due fondamentali tipi di moto:
* moti naturali, cioè moti in assenza di cause esterne;
* moti non naturali, cioè prodotti da cause esterne.
Questa classificazione è logica nella rappresentazione newtoniana
del mon\-do: corpi isolati che si muovono di moto naturale e corpi soggetti
all'azione di altri corpi.
Moti naturali
Cos'è un moto naturale? Si può definire tale, il moto di un
corpo che avviene in assenza di cause agenti. Si potrebbe pensare che gli
unici moti naturali siano quelli di quiete: esiste moto solo quando c'è
una causa che lo produce. Questa è esattamente la concezione aristotelica:
un corpo è in moto (anche se si muove di moto rettilineo uniforme)
in quanto c'è una forza che causa il moto. Oggi questa concezione
risulta superata grazie ad una serie di contributi apportati nel corso degli
anni.
| I contributi della scienza del XVII secolo ci assicurano che non solo
i moti di quiete, ma anche i moti rettilinei uniformi sono naturali. |
Riportiamo a questo proposito tre argomentazioni, dovute a Galileo, Newton
e Cartesio.
i) Galileo considera un corpo che cade lungo un piano inclinato AB (fig.
(1.1)), e che poi, per la velocità acquisita, risale lungo un altro
piano inclinato, per esempio BC. Questo corpo sale su tutti i piani inclinati
BC, BD.... fino ad arrivare al piano orizzontale passante per H; ma siccome
l'accelerazione a cui è soggetto salendo lungo BD è minore
di quella lungo BC, ne conviene che il rallentamento nel salire lungo BD
è minore che lungo BC.

Figura 1.1
Quanto più i piani BC, BD, BE si avvicinano al piano orizzontale,
tanto minore diventa il rallentamento del corpo su di essi e di conseguenza
diventa maggiore la durata del moto. Sul piano orizzontale BH il rallentamento
scompare del tutto (senza tener conto dell'attrito e della resistenza dell'aria);
il corpo continua a muoversi indefinitamente con velocità costante.
Arrivando a questo limite, Galileo scopre la cosidetta legge di inerzia,
per la quale:
| un corpo, su cui non agisca alcuna circostanza modificatrice di movimento,
conserva indefinitamente la sua velocità e la sua direzione. |
{ii)} Newton chiarì l'identità della gravità terrestre
e della gravitazione universale, che determina il movimento dei corpi celesti,
immaginando una pietra lanciata orizzontalmente dall'alto di una montagna
con velocità sempre più elevate. Se non si tiene conto della
resistenza dell'aria, la parabola descritta dalla pietra diverrà
sempre più ampia fino a non toccare più la terra, e si metterà
a girarle intorno come un satellite (fig. (1.2)).
iii) Cartesio nei suoi Principia philosophiae, studiando i fenomeni
d'urto ha affrontato il problema della cessione del moto, cioè della
perdita di moto da parte del corpo che urta e l'aumento di moto da parte
di quello urtato; e da questi fatti ha ricavato i seguenti principi filosofici
generali:
1. senza cessione di moto a un altro corpo non vi è perdita di moto
(inerzia);
2. ogni moto o è originario o è ceduto da un altro corpo in
moto;
3. la quantità di moto si conserva.

Figura 1.2
In base a questi principi immaginò che un moto apparentemente spontaneo,
la cui origine non è apparentemente percettibile, è prodotto
da cause invisibili.
Sistema di riferimento
| Il concetto di quiete o di moto rettilineo uniforme non è assoluto,
ma dipende dal sistema di riferimento. |
Si consideri un punto materiale in un sistema di riferimento rotante costantemente
rispetto ad un altro; esso sarà soggetto all'azione della forza prodotta
dalla rotazione, cioè della forza centrifuga. Pertanto un corpo in
quiete in tale sistema di riferimento è soggetto all'azione di una
forza centripeta e quindi si muove di moto circolare uniforme. Analogamente
un punto è in quiete in un sistema di riferimento che si muove con
velocità costante rispetto al primo. Evidentemente, in ambedue i
casi, il corpo non subirà accelerazioni per il moto dei sistemi di
riferimento.
E' chiaro, da quanto detto, che le cause dei moti determineranno accelerazione.
Pertanto un punto si muove di moto naturale quando non è soggetto
ad alcuna accelerazione. A questo punto siamo in grado di formulare la prima
legge della Dinamica che tiene conto dei moti naturali: il suo contenuto
è duplice
1. esiste una classe privilegiata di sistemi di riferimento, detti inerziali,
in moto rettilineo uniforme l'uno rispetto all'altro;
2. in questa classe di sistemi di riferimento i moti naturali (inerziali)
sono quelli ad accelerazione nulla, cioè i moti rettilinei uniformi.
Essi rappresentano il moto dei punti isolati. |
Parleremo di punti isolati intendendo corpi non soggetti ad interazione
con altri corpi.
Questo approccio al primo principio della Dinamica è più ricco
rispetto alla legge originaria enunciata da Newton Corpus omne perseverare
in statu suo quiescendi vel movendi uniformiter in directum nisi quatenus
illud a viribus impressis cogitur statum suum mutare. In esso è
contenuto anche il contributo cartesiano e di altri sulla necessità
di specificare il sistema di riferimento.
Il secondo principio di Newton
Finora abbiamo parlato di moto (naturale) dei punti isolati; ora dobbiamo
studiare il moto (non naturale) di un corpo soggetto alla mutua interazione
con altri corpi. Per poter rappresentare matematicamente questa interazione
bisogna introdurre due assiomi fondamentali.
Assioma delle masse
| le proprietà di un corpo per quanto attiene al suo comportamento
dinamico sono rappresentate da un'unica quantità numerica detta massa. |
Assioma delle forze
| le interazioni di tutti gli oggetti esterni al corpo di cui si vuole
studiare il moto possono essere rappresentate da un'unica quantità
di carattere vettoriale detta forza. |
Pertanto conoscere le proprietà di un corpo e gli effetti che gli
altri corpi hanno su esso equivale a conoscere la massa m e la forza F.
Sappiamo che le cause esterne possono venire rappresentate tramite un vettore
forza F; che le proprietà intrinseche dei corpi per ciò
che riguarda il moto sono rappresentate dal numero m; che le cause esterne,
in un sistema inerziale, inducono un'accelerazione A: il collegamento
di queste quantità avviene tramite il secondo principio:
| La forza è uguale alla massa per l'accelerazione. |
Simbolicamente:
(3.1) 
Tenendo conto dei due assiomi precedenti, questa suona simile alla enunciazione
originale Mutationes motus proportionalem esse vi motrici impressae et
fieri secundum linea rectam qua vis illa imprimitur. Ovviamente queste
tre quantità matematiche che rappresentanto differenti caratteristiche
fisiche, possono essere espresse l'una in termini delle altre due.
Un problema dinamico lo si definisce nel modo seguente: date due quantità
scelte fra massa, forza e accelerazione, si determini la terza quantità
incognita. Ovviamente se le due quantità note sono la forza che agisce
su un punto e la sua massa, possiamo determinare tramite la sua accelerazione
il moto. Pertanto il problema dinamico della determinazione del moto si
riduce, per mezzo della (3.1), ad un problema cinematico.
Il problema fondamentale della Dinamica del punto consiste nella determinazione
del moto di un punto P note la velocità iniziale , la posizione iniziale , la forza
totale agente e la sua massa m. |
Questo è noto anche come problema diretto! Il problema
inverso consiste nel determinare la forza
data
la massa del punto ed il suo moto.
La terza legge
I problemi del moto dei corpi che agiscono unitamente l'uno con l'altro
non possono essere risolti soltanto con queste due leggi; è necessario
un nuovo principio che definisca l'azione reciproca. Un altro grande contributo
dato da Newton alla sistemazione dei principi meccanici è l'enunciazione
generale e precisa del principio che stabilisce l'uguaglianza di azione
e reazione, di pressione e contropressione.
| Un corpo, che esercita su un altro una pressione o una trazione, subisce
da parte di questo una pressione o una trazione uguale e contraria. |
Questo è il principio di Newton. Pressione e contropressione, forza
e controforza sono sempre uguali fra loro. Anche questo suona simile all'originale
Actioni contrariam semper et aequalem esse reactionem, sive corporum
duorum actiones in se mutuo semper esse aequales et in partes contrarias
dirigi. Si deve riconoscere che il contributo della terza legge è
sperimentato costantemente.
Ognuno di noi sa che quando cerca di mettere in moto un corpo avverte una
resistenza da parte di esso. Quanto più rapidamente cerchiamo di
lanciare una grossa pietra, tanto maggiore è la spinta all'indietro
che il nostro corpo subisce. Pressione e contropressione coesistono.